Alcune precisazioni sullo “Śivaismo del Kaśmīra”

Un articolo volto a fare chiarezza su un argomento tanto affascinante quanto, forse, mal compreso, lo Śivaismo del Kaśmīra, corrente tantrica che sollevò un interesse inaspettato e la la cui fortuna si diffuse rapidamente, soprattutto in Occidente, sull’onda del movimento hippy.
Diverse comunità di “figli dei fiori”, trapiantate in varie località dell’India, presero a combinare la pratica di danza e musica indiana all’uso di stupefacenti e a metodi appresi da libri o da Guru di dubbia regolarità. Tutto ciò costituì un ‘cavallo di Troia’ con cui introdurre nel sanātana dharma un elemento di critica e aggressione all’Advaita che ne costituisce l’essenza e il cuore; malauguratamente questo retaggio continua a produrre i suoi effetti ancora oggi, con conseguenze nefaste per quanti sono in cerca dell’autentica spiritualità indiana, ma non riescono a districarsi nei molti rivoli che la compongono.

Il Serpente e la Corda

G.G.Filippi, Il serpente e la corda, Introduzione. Il quadro impietoso che è sotto gli occhi di chi voglia vedere, dovrebbe indurre, più che all’azione di contrapposizione, alla conoscenza, solo mezzo per dissolvere il saṃsāra. Questa è la prospettiva che indica questo libro: dopo una accurata disamina della situazione attuale, la ‘proposta’ per sottrarvisi.

I darśana considerati dal punto di vista advitīya

Questo articolo è stato sollecitato dalla necessità di dipanare le confusioni che spesso possono insorgere nel lettore a causa del condizionamento operato da alcuni ‘pregiudizi’ culturali. Come si leggerà, il sanātana dharma, avendo sempre sottesa, come fine ultimo, la liberazione dall’ignoranza, è completamente scevro da tali condizionamenti e anzi fornisce la dottrina e il metodo atti a rimuovere proprio tutto quanto fa parte dell’ignoranza. Dunque i darśana considerati nella prostettiva advitīya, assumono tutta un’altra portata rispetto a dei ‘punti di vista’ equivalenti con cui operare l’indagine conoscitiva. Infatti l’Unica Realtà non duale costituisce il vero discrimine per ordinarli e subordinarli alla Brahman vidyā che ne è l’espressione.

Шри Шри Шамкарчарья Бхагаватпада, Адхьяса Бхашья

Публикация Адхьяса Бхашья кажется нам очень полезной, потому что все чаще встречаем возрадившийся интерес к Адвайта Веданта. Эта преамбула к Брахма-сутре является не просто переводом для введения, а основой для понимания самого Произведения. На самом деле, это дает квалифицированному читателю возможность решить фундаментальный вопрос взаимного наложения Атмана и Анатмана.

Gesta di Śaṃkarācārya, capitolo VIII: Opere di Śrī Śaṃkarācārya Bhagavatpāda

In questo capitolo conclusivo, si cerca di fare un po’ di chiarezza circa le innumerevoli Opere attribuite a Śaṃkara. Questo lavoro è particolarmente importante, non tanto per celebrare l’Autore, ma perché spesso sotto il Suo nome vengono proposte sottilmente tesi dualiste che nulla hanno in comune con la vera Dottrina advitīya da Lui esposta.

Gesta di Śaṃkarācārya, capitolo VII Pellegrinaggio alle quattro estremità dell’India

In questo capitolo conclusivo l’Ācārya compie un pellegrinaggio con cui raggiunge le quattro estremità dell’India fondando i corrispondenti Pīṭham, centri iniziatici stabiliti per la difesa della pura dottrina advitīya. Śaṃkara proseguì poi alla volta di Badari, dove s’incontrò con Gauḍapāda, Śukācārya e Veda Vyāsa, tutti estremamente soddisfatti di come aveva espresso e diffuso la dottrina suprema. Qui lo venne a prendere un manipolo di aiutanti divini del Dio Śiva che lo condussero fino alla vetta del monte Kailāsa. Sulla strada del ritorno, egli in solitario prese la direzione di Kedārnātha. Fu su questi sentieri di alta montagna che Śaṃkarācārya scomparve per sempre. Non ci sono racconti sulla sua sparizione. A Kedārnātha un modesto samādhi starebbe a ricordare il luogo in cui svaporarono i cinque elementi che componevano il suo corpo. Aveva allora compiuto da poco i trentadue anni.

Gesta di Śaṃkarācārya, capitolo VI Viaggio di ritorno all’India meridionale

Ora che Śaṃkara si era diretto verso sud-est rispetto a Kāśī (Benares), per dibattere con Maṇḍana Miśra, si trovava poco a nord dalla città di Ujjayinī, un importante luogo sacro. Decise così di dirigersi verso Kālaḍi, il suo villaggio natale nell’estremo sud, compiendo un pellegrinaggio a tappe. Dopo Ujjayinī, visitò l’altra importante città santa di Nāsik per poi piegare verso oriente e raggiungere il lontano villaggio di Śrī Śaila.