Shankara’s Letters, Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī
Come nasce la compassione (kṛpā) del guru? (Aprile1958)

Un lettore ha posto questa domanda:
“Come nasce la compassione del Sadguru? Si sente dire spesso che senza lo sguardo compassionevole (kṛpā dṛṣṭi) del guru, nessuno può essere riscattato sul sentiero spirituale. Come si può allora ottenere la benevolenza del guru? Datemi per favore alcuni suggerimenti riguardo a questo argomento”.
Si risponde così:
Prima di tutto si deve avere una devozione assoluta (parabhakti) per il Signore; poi la devozione verso il Signore dovrebbe essere tale anche verso il guru; si afferma nella Śvetāvatara Upaniṣad che le verità qui esposte risplendono in un’anima grande. La capacità di vedere il Signore in tutti gli esseri, è essenziale per liberare la nozione di “Io” dal corpo. E nel guru che espone la verità, questa visione è certo più intensa. Per queste persone, la benevolenza del Sadguru è sicuramente acquisita, e di conseguenza, anche la Verità suprema risplende. Le grandi anime sono sempre immerse nella contemplazione della magnificenza delle opere divine (guṇakarmalīlā) del Signore Supremo. Sono completamente sciolte in questa contemplazione dell’Assoluto; dopo aver rinunciato completamente a tutte le identificazioni egoistiche con il corpo, sono stabilite completamente in Brahman. Assumendone il punto di vista (darśana), mettendosi a servizio e partecipando alla conversazione con siffatte persone, il nostro essere interiore si eleva al di sopra di questo mondo di oggetti e diventa prevalentemente puro (sattvika). Questo ci trasmette gradualmente la realizzazione spirituale di quelle grandi anime. L’attaccamento alle questioni mondane diminuisce e i nodi nel cuore iniziano a sciogliersi. Il discepolo, in presenza del guru, dovrebbe permettere alla sua mente di profittare compiutamente dei suoi insegnamenti spirituali. Non dovrebbe mai filtrarli attraverso la prospettiva mondana; non dovrebbe mai servirsene per risolvere questioni legate a questo basso mondo. Per quanto riguarda le pratiche spirituali quotidiane – japa, pūjā, dhysudna, ecc. – dovrebbe interrogarlo nei momenti appropriati, riferendo le esperienze e gli ostacoli che incontra e risolvendo così le sue incertezze. Dovrebbe inoltre rinunciare alla folle convinzione che la benevolenza del Sadguru gli arriverà un giorno improvvisamente. Attraverso ogni atto di servizio al Sadguru, l’essere interiore diventa sempre più purificato. Anche attraverso una sua parola [apparentemente] casuale, può nascere una improvvisa ispirazione: non bisogna aspettarsi sempre che i guru diano direttamente un insegnamento. Se lo fanno è una grande fortuna, ma anche se non lo facessero, c’è la possibilità che le parole che dicono possano comunque rivelarsi [per il discepolo] il miglior insegnamento. C’è un grande principio da ricordare riguardo al servizio del Sadguru. Sono al servizio del guru; sto facendo domande su questioni rilevanti e di grande importanza, e [soprattutto sto] ricevendo risposte; per questo l’orgoglio non dovrebbe mai essere presente nemmeno per un momento nella mente. L’ego è la grande spina che molesta chi percorre la via spirituale. Che sia caratterizzato da Rajas, Tamas o Sattva, il discepolo che introduce l’orgoglio nelle questioni spirituali crea un grande ostacolo al suo stesso progresso. Se il Sadguru è davvero un Sadguru, non c’è motivo di essere delusi dal fatto che la sua compassione non sia ancora arrivata. Così come i genitori affettuosi lavorano costantemente per il benessere dei propri figli, allo stesso modo i Sadguru stabiliti nell’obiettivo supremo, sono sempre animati da benevolenza nei riguardi dei loro discepoli. In una situazione del genere, il discepolo non dovrebbe essere abbattuto, ma dovrebbe continuare la sua sādhana, avendo ben stabilita l’idea che Paramātman è il Guru. Allora per il sādhaka, la terra su cui poggiano i piedi sacri del Sadguru è il più sacro di tutti i luoghi sacri; gli insegnamenti del Sadguru sono l’essenza di tutte le Scritture; gli atti del Sadguru di lokasaṃgraha (per il benessere del mondo), i discorsi e anche le attività mondane lo purificano costantemente, dandogli potere intellettuale e rivolgendo il suo essere interiore sempre più verso l’interiorità. Per il discepolo saldamente stabilito in questa convinzione, la domanda “Quando sarò benedetto dalla compassione del Sadguru?” non si pone. Il Signore sotto forma di Sadguru è saldamente stabilito nel suo cuore, potendo così quotidianamente avere compassione di lui.


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