Dall’amore per il libro di contenuto gnostico e dalla difficoltà ad averlo sempre disponibile, abbiamo cominciato a stampare per noi stessi, alcuni volumi esauriti o di non facile reperibilità.
Il primo, a seguito di un evento doloroso che ci è occorso, è stato la traduzione di Post mortem et libération d’après Shankaràchàrya (Cahiers de l’Unicorne – 1, Archè, Milano 1978), breve studio giovanile di Gian Giuseppe Filippi che si è ripresentato alla nostra attenzione durante il riordino degli scaffali della biblioteca domestica. È seguito, dopo breve tempo, la traduzione di parte del primo volume di From Cosmos to chaos che nella versione italiana ha assunto il titolo di Ab Ordine chaos. Ciò ci ha messi in contatto con i membri del Comitato di redazione di Veda Vyasa Mandala e da ciò si è sviluppata subito un’intesa profonda e feconda, e per questo saremo Loro sempre grati. Inoltre, apprezzando il nostro lavoro, ci hanno concesso l’onore/onere di stampare gli studi e i saggi apparsi sul loro sito web e in alcuni casi ci hanno addirittura accordato il privilegio dell’inedito come per Il post mortem dei sādhaka secondo la dottrina di Shankarāchārya, La Luce della Realtà, Ai piedi del Guru e Gesta di Śaṃkarācārya.
Alcuni amici che condividevano i nostri stessi interessi per la spiritualità, venuti a sapere di questa nostra occupazione ricreativa, hanno cominciato a chiedere di poter beneficiare dei lavori prodotti. Ciò ha di fatto costituito il miglior viatico per il nostro impegno e per questi libri di edizione privata che abbiamo così avuto la gioia di condividere, pur mantenendo sempre fedeltà alla vocazione originaria, ovvero quella di essere sciolti da qualsiasi interesse e dedicati a qualcuno/qualcosa di speciale.
Non tutti però hanno colto lo spirito di servizio tradizionale che ci anima; infatti dopo breve tempo siamo stati oggetto delle attenzioni, non ricercate peraltro, dei gruppi tradizionalisti nostrani che a vario titolo, ergendosi a unici paladini di qualsiasi tradizione, ci hanno inserito nel loro “libro nero” per il solo fatto di non essere omologabili al “pensiero unico” dominante in quegli ambienti, che fa del guenonismo (l’assenza dell’accento è voluta), un dogma invalicabile. Si tratta della lettura speculativa dell’opera di René Guénon che come tale non può oltrepassare il limite psicologico dell’aggregato individuale (antaḥkāraṇa),così come sembra abbastanza evidente dagli articoli che da diversi decenni compaiono sulle riviste di riferimento; oltremodo caratterizzati da una vis polemica che abbisogna di vedere nemici ogni dove per alimentarsi. A questa lettura speculativa in molti casi fa seguito un’applicazione di quanto compreso per la quale non si fa altro che copiare pedissequamente le scelte fatte da Guénon, finendo di fatto per scimmiottarlo grottescamente e precludendosi così la possibilità di trovare la propria personale collocazione tradizionale o, di riflesso, denunciando come irregolare quella trovata da chi ad un tale scimmiottamento non s’è voluto prestare.
Abbiamo sempre cercato di essere pacati sottraendoci alla disputa, la quale denota l’attaccamento viscerale alla difesa di un partito preso che a nostro avviso mal si concilia con la libertà necessaria alla cerca della Verità e indica altresì una irriducibile collocazione dualistica.
Come detto sopra l’incontro con i componenti della Redazione di Veda Vyasa Mandala è stato determinante, soprattutto perché ha consentito di relazionarsi con una dottrina, quella dell’Advaita Vedānta, mai esposta prima in Occidente in modo così esaustivo e diretto; inoltre, dato che questa dottrina è la Metafisica ed esprime il culmine della conoscenza, trasmessa regolarmente da Śrī Śaṃkarācārya e dai suoi successori (paramparā) sino ad oggi, ciò ha determinato l’avversità dei dualisti nei confronti di tutti noi, che saremmo colpevoli, a detta loro, di aver propugnato una sorta di “suprematismo” induista e così sminuito le altre forme tradizionali. Per questo si sono sentiti legittimati all’insulto, alla volgarità e a ogni genere di contumelia. Ciò malgrado non ci siamo scoraggiati, a maggior beneficio degli interlocutori interessati, qualificati e in buona fede.
Con tale intento dunque, pubblichiamo questo studio di Carlo Rocchi, Alātaśānti – L’Advaita Vedānta e i suoi più consueti travisamenti, che attraverso l’abbondante proposizione dei testi della śruti e dei commenti dei più importanti Guru, fornisce gli strumenti, a chi ne ha le possibilità, per fare chiarezza riguardo alle incomprensioni che in ogni epoca mostrano la difficoltà di capire l’Advaita Vedānta per quello che è realmente. Opera ancor più ardua se si pretende farlo avvalendosi dell’apporto di tutto quell’addentellato di concettualizzazioni che caratterizzano le dottrine delle vie duali.
La prima difficoltà, quando si approccia la Conoscenza del Supremo, è infatti proprio quella di purificare la mente, abbandonando le proprie idee preconcette, i pensieri (vāsanā) accumulati in questa o altre esistenze, che in quanto prodotti della mente costituiscono un serio ostacolo realizzativo, non foss’altro perché “il meno non può contenere il più”. Questa a nostro avviso è la principale pietra di inciampo raffigurabile per chi, scavato un buco nella sabbia, abbia la pretesa di trasferirvi dentro tutto l’oceano. Dunque occorrerà cambiare prospettiva per avere l’intuizione della propria reale natura, perché altrimenti si rischierà di entrare in un circolo vizioso da cui non se ne uscirà più.
Il linguaggio, quando è concettualizzazione arbitraria e convenzionale, diviene un serio limite alla cognizione della Realtà. Al fine di comprendere la Metafisica non occorre neppure inventare un linguaggio nuovo, in quanto finirebbe per avere le stesse caratteristiche di quello “sostituito”: la conoscenza più che universale è in vero assoluta, sciolta da qualsiasi relazione contingente e qualsiasi particolarità. Sarà sufficiente sedersi ai piedi di un Guru adepto e ascoltarlo senza pregiudizi: allora l’intuizione, in accordo col suo insegnamento, farà emergere la Coscienza-conoscenza.
Il libro prende le mosse da un articolo dello stesso Carlo Rocchi, Advitīya caitanyavāda, comparso per la prima volta sul blog di Ekatos edizioni e che ora riproponiamo in apertura; prosegue con le risposte dei summenzionati tradizionalisti, compattatisi per l’occasione in un fronte comune e che figurano sulla pagina facebook intitolata Scienza interiore; e, infine, l’Alātaśānti vero e proprio, “lo spegnimento delle teste calde” (questo è uno dei significati della parola sanscrita). Si allude a quelle teste che sono in balia del vortice di concetti prodotti dalla scelta di un modello di pensiero e alla sua sistematizzazione: “quello che fa scegliere poi un particolare punto di vista e non un altro, che è dovuto alla propria affiliazione spirituale […] e lo si prende poi come metro di misura” che in quanto tale rimane pur sempre parziale. Del resto “la verità non può essere concepita altrimenti che come la meta da raggiungere, e costoro, nella loro ricerca, non vogliono affatto avere una meta; tutto ciò non può dunque aver nulla d’intellettuale, anche prendendo l’intelligenza nel senso più esteso, e non nel più elevato e più puro; se abbiamo potuto parlare di «passione della ricerca», è perché si tratta effettivamente di un’invasione della sentimentalità in campi ai quali essa dovrebbe rimanere estranea”. Pertanto condividendo questi pensieri, formuliamo l’auspicio che chi deciderà di accostarsi ad Alātaśānti, lo faccia con le migliori intenzioni, scevro da malizia e pregiudizio, con mente aperta alla Verità, ma ben serrata alla sentimentalità e agli scompensi emotivi e fideistici che determina, certi che sempre Vincit omnia Veritas.
Già scorrendo l’indice, ci si potrà accorgere che le tematiche trattate sono nodali e discriminanti per l’illuminazione o l’ottundimento; a partire dalla disamina di questioni fondamentali, qui interpretate correttamente in accordo con Śaṃkara, quali le avasthā, i loka, la natura di Brahman, l’illusione, la causalità, la “realtà relativa” ecc. Il discorso si sviluppa sempre in accordo con la dottrina esposta dalla śruti e il metodo per comprenderla correttamente, così che se con pazienza si seguirà quanto esposto, lo dobbiamo ripetere ancora, senza pregiudizi, questo libro potrà contribuire a dipanare molte confusioni. Le polemiche che ci sono state riversate addosso, e la loro confutazione, dunque, sono state solo il pretesto per questo lavoro che si estende ben oltre e va a colmare le lacune della preparazione teorica di sistemi speculativi che per loro natura “sono sottoposti alla tirannia dell’intelletto”, in Occidente come in Oriente, e pertanto non presentano certo il carattere necessario a comprendere effettivamente la Realtà. In un certo senso dobbiamo esprimere la nostra gratitudine ai nostri contraddittori che, esponendo le loro teorie erronee, ci hanno dato il destro per correggerle e per presentare la vera dottrina non duale śaṃkariana.
La Redazione
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