Chiunque abbia letto le opere di Śrī Śaṅkara vorrebbe probabilmente sapere qualche cosa riguardo alla persona del grande Maestro. In tutti i suoi scritti infatti non fa mai riferimento a se stesso; l’unico passaggio in cui si può cogliere un’allusione indiretta, riguarda non un dettaglio della sua vita personale, ma la sua esperienza interiore dell’Assoluto. Verso la fine del Brahma Sūtra Bhāṣya, egli osserva:
“Come è possibile per qualcun altro negare la realiz-zazione della conoscenza delBrahman, sperimentata nel proprio cuore, mentre si è ancora rivestiti di un corpo?”1
Il riferimento qui è alla piena esperienza di Brahman, anche mentre si vive in un corpo (jīvan mukti); ed è evidente che la testimonianza offerta proviene da Śaṅkara stesso. Le vicende della Sua vita sono prevalentemente raccolte nei Śaṅkara vijaya, ma esistono anche molti altri racconti. Nonostante vi siano divergenze riguardo alcuni dettagli, dal combinato di queste fonti e dei profondi insegnamenti che si leggono nelle Sue opere, emerge l’immagine di un Maestro che è stato un grande leader spirituale, che ha rinunciato a tutti gli attaccamenti mondani fin da ragazzo. Dotato di una prodigiosa conoscenza e saggezza scritturale, ha trascorso ogni momento della Sua vita al servizio dell’umanità (per questo è considerato il Maestro dei maestri, il Guru universale), a cui proponeva, attraverso la spiegazione della dottrina e un metodo adeguato a realizzarne la portata, il conseguimento della piena coscienza della natura divina dell’essere umano. Malgrado l’evidenza di un’immagine magnifica, può comunque insorgere un dubbio nella mente di molti: come è possibile che una figura di tale grandezza abbia potuto camminare su questa terra? È possibile che in un singolo corpo umano, seppure caratterizzato da rigoroso ascetismo [quindi assolutamente puro], siano stati sintetizzati diversi millenni della più elevata spiritualità? Questi dubbi si sono dissipati sicuramente in chi ha avuto la fortuna di incontrare Sua Santità Jagadguru Śrī Candra-śekharendra Sarasvatī, il Sessantottesimo nella sacra linea di successione degli Śaṅkarāchārya, ad adornare il Kāmakoṭi Pīṭha di Kāñcī. Chiunque sia stato alla venerabile presenza di Sua Santità non può che richiamare alla mente l’immagine di Ādi Śaṅkara, l’immacolato saggio che era a un tempo divino e umano, la cui grazia salvifica aveva una portata universale perché si rivolgeva a tutti, anche ai più umili e agli ultimi.
Per sessant’anni Śrī Chandraśekharendra Śarasvatī ha adem-piuto alla nobile missione spirituale affidata da Ādi Śaṅkara ai suoi successori, che per questo portano il suo santo nome. Numerosi sono i modi con cui ha propiziato il miglioramento della condizione umana attraverso il risveglio interiore. Quando si considera la sua vita di dedizione incessante e instancabile consacrata a difendere, stabilizzare e pro-muovere la rinascita dello spirito autentico dell’India affinché l’umanità possa trarne beneficio, non si può che concludere che è la Grazia illimitata di Śaṅkara che ha assunto questa nuova forma per aiutare il mondo a compiere un passo ulteriore di elevazione sulla scala verso la perfezione universale.
Brahma Sūtra Bhāṣya, IV.1.15.
- Brahma Sūtra Bhāṣya, IV.1.15.[↩]
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