La distinzione fra via della Conoscenza suprema (Paravidyā) e via della conoscenza non suprema (aparavidyā), ancora ben viva nel Sanātana Dharma (la Tradizione eterna), è stata richiamata all’attenzione dei lettori occidentali da quando, nel 2017, è comparso sulla Rete il Sito Veda Vyāsa Maṇḍala. I collaboratori del VVM, che si rifanno singolarmente e direttamente ad alcuni rami viventi delle paramparā śaṃkariane, dedicandosi con i loro scritti quasi esclusivamente alla metafisica (paramārtha), hanno così impresso una netta svolta nell’ambito degli studi tradizionali in Occidente, troncando definitivamente ogni viscosa radice occultistica, palese o mascherata, che ancora vi permaneva. Le Edizioni Ekatos hanno immediatamente preso atto di questa importante correzione di prospettiva promossa da VVM, affiancandosi all’azione correttiva e di approfondimento intellettuale, assumendo anche iniziative parallele con la pubblicazione in carta di testi del tutto originali. Tra questi menzioneremo La Luce della Realtà, Alātaśānti, Gesta di Śaṃkarācārya, Il post mortem dei sādhaka secondo la dottrina di Śaṃkarācārya e il libro che qui presentiamo.
Enzo Maria Cosma, collaboratore di VVM, con questo studio, ha voluto rendere ancor più netta la differenza tra la prospettiva della Paravidyā da quella dell’aparavidyā. È pur vero che, dal punto di vista metafisico, la conoscenza non suprema, assunta al fine di purificare l’intelletto, è strumento preliminare e utile per preparare alla vera conoscenza (jñāna); tutto il percorso a tappe attraverso il dominio delle relazioni (vyavahāra) rappresenta, infatti, la prima fase del metodo adhyāropa-apavāda, la tecnica di discriminazione advitīya consistente in una intenzionale accettazione di false apparenze sovrapposte alla realtà, per poi procedere alla conseguente loro confutazione. Ciò significa che per il vedāntin la conoscenza non può cominciare se non dall’illusorietà del saṃsāra. Anzitutto il cercatore della verità accetta come fossero reali il mondo e il proprio ego. Man mano che il suo intelletto si affina e purifica, arriva a riconoscere le contraddizioni ed errori di valutazione di tale presunta realtà. A questo punto, interviene l’insegnamento vedāntico a spazzar via l’adhyāropa: la prospettiva si rovescia e appare evidente che la precedente “conoscenza non suprema” in realtà non è conoscenza, ma ignoranza. In ciò consiste l’apavāda. L’Autore ben descrive questo passaggio, difficile a essere compreso dall’uomo ordinario. Se dal punto di vista dell’insegnamento c’è continuità tra la conoscenza non suprema e quella suprema, dal punto di vista della Realtà, la prima è ajñāna, falsa e irreale, mentre la seconda è l’unica Pura Coscienza non duale.
L’Autore distingue con chiarezza l’insegnamento della Realtà dalla Realtà stessa, elaborando questo minuzioso studio, frutto di paziente ricerca e comparazione delle fonti dell’una e dell’altra prospettiva, volto a fornire gli elementi per un giudizio obiettivo e scevro da pregiudizi fideistici. Centrale, dopo una introduzione inerente la confusione delle lingue, conseguenza della costruzione della torre di Babele che permette di inquadrare il tema dell’ignoranza sotteso a tutto il saggio, è la disamina su Māyā che proprio dell’ignoranza costituisce un sinonimo variegato. Confusione delle lingue è, infatti, l’espressione di quella perdita di unità che non può più essere ‘ricreata’ di nuovo; dunque il passaggio alla dualità e alla molteplicità ha come conseguenza il carattere semplicemente convenzionale del linguaggio e delle dottrine che esprime, che lo priva del tutto di qualsivoglia pretesa metafisica. Tuttavia la confusione delle lingue, come sottolinea l’Autore, non è semplicemente l’origine delle forme tradizionali che si sono separate dalla Tradizione eterna. L’allegoria ha una portata ben più grave: esprime la fine della trasmissione della verità, l’incomunicabilità della conoscenza. In Babilonia le genti si parlano, ma nessuno più capisce il senso di ciò che ascolta. Ciò che da quel momento gran parte dell’umanità ha potuto consegnare alle generazioni successive è stata solo una “conoscenza” del non-Supremo, fondata sulla credenza in un Creatore e sulla reale esistenza empirica del mondo e dell’individuo: in altre parole il dominio della Māyā.
Sembrerebbe, a questo punto, che per l’uomo odierno non ci sia possibilità della conoscenza suprema e della Liberazione. Ma Śaṃkara lo smentisce:
Qualcuno può pensare che gli Dei, essendo superiori, raggiungano questa identità con il Tutto per mezzo della conoscenza di Brahman grazie al loro straordinario potere, mentre gli uomini di questa epoca non potrebbero mai ottenerla a causa del loro scarso potere. Per rimuovere questa idea, il testo dice: “Anche oggigiorno chiunque, distaccandosi dalle cose esteriori e dopo aver riflettuto, conosca il Brahman che dimora in tutti gli esseri e che è il Testimone, cioè il proprio Sé, come “io sono Brahman”, è libero dagli attributi dell’universo apparente. Costui diviene il Tutto che è senza interno ed esterno ed è l’Assoluto, eliminando le differenze sovrapposte dalla falsa conoscenza creata dalle aggiunte limitanti (upādhi), dovute alla sua idea di incompletezza, effetto dell’ignoranza, che è rimossa dalla conoscenza di Brahman. Perché non c’è alcuna differenza riguardo a Brahman né alla sua conoscenza fra i grandi saggi come Vāmadeva e la debole umanità del giorno d’oggi“. (BUŚBh I.4.10).
Enzo Maria Cosma, dunque, indica quale compimento di ogni sentiero erratico la conoscenza dell’Assoluto che la Tradizione eterna continua a trasmettere. Attraverso un ampio excursus che va dal considerare la portata dottrinale di Māyā nell’ambito da cui proviene, il Sanātana Dharma, e sulla base dell’insegnamento dei suoi Maestri più eminenti, Gauḍapāda, Śaṃkara e Ramaṇa Maharṣi, egli arriva a valutare l’utilizzo di questo termine nell’Occidente moderno da parte di esoteristi, tradizionalisti, filosofi e mistici. Un’opera di raddrizzamento minuziosa, di grande profitto per chi è un cercatore della Realtà e, certamente, potenziale motivo di scorno per gli spiriti gregari. Ma, come il nostro motto assicura: Vincit Omnia Veritas.
L’Editore
Di Enzo Maria Cosma si possono anche leggere nel sito vedavyasamandala.com:
– L’esoterismo della…colla.
– Essere o Non-essere?
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