Nel mese di ottobre 2021 è cominciata la pubblicazione sul sito vedavyasamandala.com dell’articolo di Enzo Maria Cosma, L’Esoterismo… della colla.
Da quello scritto, l’Autore ha tratto spunto per la redazione di uno studio più esteso, articolato e approfondito ora pubblicato dai tipi di Ekatos edizioni col titolo Esoterismo imperfetto – René Guénon: contraffazione della storia e confezione di una leggenda.
Fin dal titolo e dall’immagine di copertina si può comprendere a grandi linee quale sia l’argomento trattato, a maggior ragione se si è letto l’articolo da cui ha preso le mosse questo lavoro. La controversa medaglia del museo di Vienna, con Dante fiorentino e sul retro l’‘enigmatica’ sigla F.S.K.I.P.F.T. che ha ispirato numerosi scritti ad opera di Rossetti, Aroux, Guénon, Valli, che sono diventati il fondamento di interpretazioni esoteriche, cagione di filiazioni, trasmissioni iniziatiche e altro, alla fine viene dimostrata falsa. E cosa ancora più sgradevole, per quanti hanno letto in modo appassionato gli scrittori sopra citati, è che pure loro ne sono venuti a conoscenza, e nel caso di Guénon, che ha visto dare alle stampe altre due edizioni de L’esoterismo di Dante, dopo la scoperta del falso, non si è neppure sentito il dovere di rettificare quanto di errato la prima edizione aveva veicolato. Non si deve però credere che questo nuovo libro del dott. Cosma costituisca solo una critica al ‘metodo’ con cui, nella maggior parte dei casi, l’esoterismo viene confezionato, anzi, contiene una notevole quantità di informazioni relative alla Massoneria e al templarismo di sicuro interesse, nonché una nutrita serie di immagini pertinenti al tema trattato e a sua comprova.
Il termine sotteso e centrale attorno cui si sviluppa lo scritto è Tradizione (da tradere, consegnare, trasmettere) che implica la conoscibilità della fonte e la certezza di quanto viene trasmesso (memorie, notizie, testimonianze); la tradizione può essere orale o scritta e un esempio ne sono le catene di ricollegamento delle diverse scuole iniziatiche tramandate nel tempo da una generazione di iniziati a quelle successive. Ma ciò che caratterizza l’idea stessa di tradizione iniziatica è l’elemento sovra-umano che seppure si può ritenere non necessario dimostrarne l’esistenza (almeno nelle vie non puramente metafisiche si accetta ‘per fede’), dovrebbe avere comunque per sostrato l’esperienza universalmente condivisa, tale per cui, seppur nel mondo empirico, quindi quello dell’ignoranza, si possa affermare ragionevolmente che le ‘corna della lepre’ vengono disconosciute da tutti quanti siano dotati di ragione. Allo stesso tempo la Verità può essere riconosciuta altrettanto ragionevolmente proprio perché costituisce la vera natura dell’essere di cui ogni esistenza è partecipe; perciò universalmente, ciascuno può riconoscere di esistere ed essere cosciente. A questo punto sarebbe opportuno chiedersi cosa comporta invece, ai fini di mettere in moto il processo conoscitivo, l’accettazione di quei metodi come quello scientifico o storico, che seppure adulati nei ‘luoghi luminosissimi’, creano imbarazzo e disapprovazione quando confutano i ‘dommi’ (opinioni) messi a fondamento delle proprie dottrine, siano esse esoteriche, religiose, teologiche, filosofiche, scientifiche ecc. Davvero un bel rompicapo, e non è un modo di dire, perché a ‘saltare’ è proprio la capacità di essere uomini razionali, dotati di spirito critico, che ogni dove è considerato un valore condiviso. Rinunciando dunque a quel minimo di ragionevolezza che consenta di non farsi gabbare, cosa resta per chiudere la falla se non il ricorso al principio di autorità che sottrae a qualsiasi discussione la tesi controversa e la impone o la elimina dall’alto? Senza accorgersene si pensa di ‘riunire’ mentre in realtà si disperde facendo luogo a un relativismo ancor più perentorio nella difesa del domma. La corrispondenza alla Verità non è più tale per natura intrinseca, ma per il fatto che sia dichiarata o meno tale da chi è considerato particolarmente autorevole, nella maggior parte dei casi in modo autoreferenziale; molto istruttiva la disamina che nel libro viene fatta del modo con cui viene ‘creata dal nulla’ una fonte: attribuendo rilevanza a quanto riferito da un autore, un altro autore lo consacra ‘oracolo’ certificando così subdolamente la sua veridicità al fine di trarre da questa presunzione la propria autorità. Si può ben capire però che operando in questo modo, il limes fra tradere e «tradimento», con riferimento al venir meno ai doveri della consegna, diventa estremamente sottile.
Riteniamo pertanto che questo libro offra un contributo notevole a smascherare, ogni qual volta si presenti, il metodo con cui la Tradizione viene contraffatta; e sia pure uno strumento utile a dissipare le nubi su cui troppo spesso, fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, negli ambienti esoterici, occultisti e spiritisti si è creduto di poter persino costruire.
Per concludere, dato che è protagonista degli scritti degli studiosi menzionati all’inizio, ma è stato qui trascurato, riportiamo una terzina di Dante (Inferno, XXXIII, 7-9) che indica l’infamia che determina il tradimento a futura memoria e pure quanto sia vano pensare di ovviarvi con il ‘fiero pasto’ piuttosto che ristabilendo la Verità:
Ma se le mie parole esser dien seme
Che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo
parlar e lagrimar vedrai insieme.
D.T.P
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