Come l’olio nei semi di sesamo,

come il burro nello yogurt,

come l’acqua nelle sorgenti sotterranee,

come il fuoco nel legno,

il Sé viene percepito nel sé, grazie alla veridicità,

all’austerità e alla meditazione.

Cerca costantemente questo Sé, che è onnipresente

come il burro nel latte,

radicato nella conoscenza del Sé e nella meditazione:

il Brahman Supremo, che distrugge l’ignoranza.

Śvetāśvatara Upaniṣad (1.15-16)

Lo studio di Marco Perini, Meister Eckhart e la Conoscenza dell’Assoluto – Corrispondenze con l’Advaitavāda, riporta l’attenzione sulla presenza dell’autentica Metafisica in Occidente.

Questa Dottrina della Conoscenza Suprema non-duale è perenne, non soggetta alle condizioni limitative di spazio e tempo, dunque sempre presente ovunque e costituisce il “fondo” della vera natura dell’essere umano.

Per la riacquisizione della coscienza di questa natura che identifica la Divinità e l’anima, sono mirabili gli insegnamenti che il Maestro domenicano rivolgeva dal pulpito a coloro che partecipavano al rito eucaristico. Il discorso si sviluppa a partire dalla parola scritturale e si avvale dell’esempio come supporto dimostrativo, prescindendo completamente dal simbolismo e utilizzando, quando serve, i postulati teologici come trait d’union fra ciò che concerne il Dio personale e ciò che invece inerisce alla Divinità, per mutuare quelle che sono le differenze fra la dottrina del non-Supremo (Aparabrahman vidyā) e la conoscenza del Supremo (Parabrahman vidyā): per tali ragioni la parola riflette una conoscenza effettiva, scevra da concettualizzazioni  e speculazione.

Ma si deve pure dire che per una corretta e piena comprensione di questi Sermoni non si può prescindere, a parere di chi scrive, dall’interrelazione sapienziale con l’Advaita Vedānta insegnato da Śaṃkara che consente al lettore di averne la giusta chiave interpretativa, essendo questo darśana il più elevato, completo in sé e dunque insindacabile dagli altri darśana dualisti in esso ricapitolati e gerarchizzati. Sorprendenti appaiono le concordanze a partire dai termini impiegati, fino alle più profonde teorizzazioni che non possono che avere come fondamento comune l’unica intuizione dell’Assoluto (Brahman anubhava), intuizione che viene esplicitamente dimostrata e attualizzata da questi Saggi per quanti vogliono prestar loro ascolto, riflettere e alla fine a loro volta contemplare e realizzare.

Ciò che potrebbe apparire contraddittorio è che proprio nell’alveo della chiesa di Roma sia apparsa la figura di questo Maestro, e forse ancor più il fatto che nel corso dei secoli non sia stato riconosciuto il reale valore del suo insegnamento, non solo nell’ambito religioso troppo soverchiato da un rigido quanto sterile dogmatismo; ma anche in tutti quegli ambienti iniziatici in cui la Metafisica è spesso nominata, e altrettanto spesso non compresa per quello che è davvero.

Per tale ragione uno studio che si propone di fare emergere i tratti di un unico insegnamento sul Reale, che in questo caso accomuna Oriente e Occidente nelle persone di questi due insigni esponenti che sono Ādi Śaṃkarācārya e Meister Eckhart, ci sembra fornire un contributo prezioso in vista del superamento di certi pregiudizi che in molti casi vanno a scapito di un sincero e proficuo orientamento spirituale.

Per i nostri Lettori indiani, fra cui ci pregiamo di annoverare alcuni venerati Svāmī e Guru successori della Paramparā Śaṃkariana, proponiamo la traduzione in inglese di uno dei Sermoni particolarmente significativi quanto al tema trattato in queste pagine, Ecce mitto angelum meum (Ecco invio il mio angelo); sermone con cui si apre anche la Piccola Antologia dedicata a Meister Eckhart dai tipi di Ekatos Edizione privata.

D.T.P.


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