Essendo prossima la pubblicazione della seconda parte di Ab Ordine chaos, presentiamo uno stralcio dell’introduzione al secondo volume, a cura di uno degli autori, Gian Giuseppe Filippi. Questo volume tratta del Medioevo, precisamente dalla crisi dell’Impero carolingio sino alla distruzione dell’Ordine dei cavalieri del Tempio. Un periodo di tempo in cui a fianco dello splendore di una civiltà che raggiungeva il suo apogeo, si mostrano anche le ombre che avrebbero caratterizzato l’epoca successiva, quella moderna, il cui segno distintivo è quello di un’ossessiva e sfrenata azione anti-tradizionale. Riteniamo che la lettura di questo libro, come del resto di tutta la serie dedicata a questo tema, possa costituire un valido supporto per sviluppare la capacità di comprendere veramente il mondo in cui viviamo. Del resto lo scopo di questa serie di studi è quello di “chiarire le idee alle autorità hindū” su alcuni concetti di base delle Tradizioni occidentali, dando ragione della degenerazione moderna. In questo modo si vuole restituire una corretta informazione a tanta sapienza generosamente elargita.
Vogliamo per questo ringraziare tutti gli Autori e il Comitato di Redazione Tridaṇḍa per l’impegno profuso e il coraggio mostrato nel contrastare una mentalità che anche nei circoli culturali e spirituali si è appiattita e cristallizzata su posizioni stereotipate e profane, lontane da quella Tradizione Primordiale che ancora oggi è l’unico baluardo contro il diluvio dilagante della barbarie dell’ignoranza.
Dall’Introduzione:
“Dalla lettura degli articoli che fanno parte di questa nuova raccolta, si può seguire il tentativo di fondare, sotto l’egida della nuova religione cristiana, una tradizione completa a conduzione iniziatica, espressione di una élite consapevole e sotto la guida di personalità di alta dottrina e di certa realizzazione interiore. Il disegno era ispirato al modello dell’antico Impero Romano, vera struttura portante di un rinnovamento tradizionale, che avrebbe esternato il sapere e la gerarchia iniziatica sotto forma religiosa e sociale. Se il Sacro Romano Impero fallì nella realizzazione pratica del programma, se la forma ecclesiastica con cui la religione esteriore si era organizzata si dimostrò inadeguata e, con il tempo, sempre più inaffidabile, tuttavia ciò nulla toglie alla grandiosità del progetto. Certamente la tradizione fu ben stabilita nelle due componenti esoterica ed essoterica. Nel campo dell’esoterismo la confluenza, in un’unica corrente di trasmissioni provenienti da fonti diverse, romanità, druidismo e cristianesimo, fu portata a termine in modo armonico e senza ombra di sincretismi. Nell’essoterismo, la struttura statale imperiale, il feudalesimo, diede origine a classi sociali libere, ben delimitate e armonizzate nelle loro competenze e funzioni sociali, sebbene soltanto la classe nobiliare riuscisse ad assumere una natura paragonabile a quella castale dell’induismo. Tuttavia, il monachesimo esicasta, la cavalleria e le corporazioni di mestiere svolsero a lungo un corretto compito di collegamento tra l’interiore e l’esteriore della tradizione. Certamente, il settore di umanità a cui tale tentativo fu indirizzato si dimostrò estremamente decaduto e corrotto, rivelando il suo grado di immersione nel Kaliyuga. Non c’è dunque da stupirsi se la realizzazione del piano venne di continuo ostacolata o scopertamente combattuta. In questo ebbero una grave responsabilità l’azione di correnti ereticali dualiste e pauperiste, la nascita di avidi regni nazionali, la formazione di una ricca classe mercantile, il particolarismo dei comuni borghesi, nonché, e soprattutto, la regia del papato che promosse e capeggiò tutte quelle spinte eversive. Rimane peraltro da considerare che lo sradicamento violento della tradizione in Europa è coinciso con il raggiungimento dell’apice della produzione dottrinale, incomparabilmente superiore a qualsiasi monumento del pensiero occidentale a memoria d’uomo. Ciò rimane ancora ampiamente sconosciuto o incomprensibile al grosso pubblico, ma rappresenta un’eredità per chiunque sia in grado di capirlo e rivivificarlo.”

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