Caro Giovanni,
Gaṇeśa o Gaṇapati è il Dio della conoscenza, rappresentata dalla sua grossa testa d’elefante.
È anche chiamato Vināyaka, ‘colui che rimuove gli ostacoli’ prodotti dall’ignoranza. Gaṇa, vuole dire moltitudine e tale termine designa una categoria di geni o gnomi (greco γνώμος, conoscitore), ognuno dei quali rappresenta una scienza particolare. Īśa o pati è un suffisso che significa ‘Signore di’. Perciò Gaṇeśa è il signore dei gaṇa, cioè di tutti i tipi di sapere. Tuttavia gaṇa è anche identico a yana, cammino, passaggio. Perciò è il corrispettivo indiano del latino Giano (Janus), il signore delle porte e dei passaggi (lat. januæ). In particolare le porte che Gaṇeśa e Giano permettono di valicare sono la porta solstiziale estiva e quella invernale. Chi esce da questo basso mondo attraversando la porta del solstizio estivo diventa un Dio (sanscr. deva = lat. deus, divus), chi esce per la porta invernale diventa un antenato (sanscr. pitṛ = lat. pater). Ma esiste una terza porta, del tutto invisibile, che conduce al di là di tutti i mondi, compresi i mondi degli Dei, degli antenati e del Dio Creatore (Brahmaloka). Si tratta della via della Conoscenza suprema, con la quale ci si riconosce d’essere, in realtà, l’Assoluto. Il concetto di gaṇa è così superato dal termine ghana, l’Indifferenziato. Gaṇeśa è così noto come Gaṇapati Tattva (La Realtà di Gaṇapati), che è anche il titolo di un celebre articolo di Svāmī Karapātrījī, dove si spiega come il Dio dalla testa d’elefante sia identico alla Realtà ultima. La ragione per la quale l’immagine del Dio lo rappresenta con una sola zanna è dovuto proprio per simboleggiare la sua natura non duale.
Ovviamente Gaṇeśa è il guardiano di tutte e tre le porte, perciò non si può iniziare a conoscere alcunché senza passare attraverso la sua mediazione. Per questa ragione la prima formula invocativa che il Guru concede al nuovo iniziato è il gāṇapatya mantra.
Il triśūla o tridente sacro di Śiva e di tutti gli Dei della sua famiglia (la moglie Parvatī, Dea della potenza, figlia della montagna cosmica, Parvata, il figlio Gaṇeśa, l’altro figlio Skanda, Dio dell’azione e, per traslato, della guerra), rappresenta le tre vie simboleggiate dai tre denti. Quella di destra è la porta degli Dei, quella di sinistra è quella degli antenati, quella centrale è la via della Liberazione dall’ignoranza. Anche nel corpo umano ci sono tre canali invisibili (nāḍī) corrispondenti ai tre denti del triśūla. Con la meditazione si può portare la propria coscienza risvegliata (kuṇḍalinī) a risalire lungo uno di questi tre canali fino alla meta prescelta. Il triśūla, dunque, è l’arma più potente, perché uccide ogni tipo di ignoranza, dubbio (sandeha) o falsa conoscenza (mithyā jñāna). Come Giano, perciò, Gaṇeśa è il Dio dell’iniziazione.
Possa, dunque, Gaṇeśa illuminare sempre la tua via,
Tuo
Gian G. Filippi
0 commenti