Pūjā raccomandata da Śrī Śrī Svāmī Satchidānandendra Sarasvatī Mahāraja a coloro che praticano il metodo e le varie tecniche iniziatiche (sādhaka).
1. Alzarsi al Brahmā Muhūrta1: il periodo che va dalle 4 del mattino al sorgere del sole è il momento più propizio per la mediazione; la mente è facilitata nel rimanere tranquilla a quell’ora.
2. Snana, l’abluzione: fare il bagno con acqua fredda o, se si hanno difficoltà, con acqua calda e indossare un indumento pulito. Se non è possibile fare il bagno, lavarsi almeno il viso, le mani e le gambe e fare lo Smarana2 di Īśvara che purifica la mente.
3. Dhyāna, la meditazione: si dovrebbe meditare almeno per mezz’ora su Paramātman (L’Ātman supremo, identico al Brahman) che è l’Ātman comune a tutti. Prima della meditazione, ci si deve disporre ad acquisire uno stato d’animo sereno con pūjā, jāpa3 e cose simili.
4. Parāyaṇa, lettura regolare dei libri sacri: si dovrebbe leggere ogni giorno, senza mai tralasciare questa pratica, una parte delle Upaniṣad, della Gita, del Rāmāyana, del Bhagavata e di altri Pavitra Granthas cercando di cogliere il loro autentico significato.
5. Sad vyavahāra, la buona condotta: non si deve vivere per viṣaya bhoga (l’oggetto della fruizione), ma per la beatitudine della Verità suprema. In nessun momento della nostra attività mondana dovremmo perdere di vista l’obiettivo finale della vita (la Liberazione dall’ignoranza n.d.t.).
6. Trikarana samyama, il controllo del corpo, della parola e della mente: si deve essere vigili riguardo al proprio corpo assumendo cibo sāttvico che sia hita (benefico) e mita (moderato) e che consenta quindi una adeguata assunzione di energia (vyayama), esercizio fisico e controllo dei sensi. Occorre controllare la parola parlando in modo sincero e piacevole, cantando il nome di Bhagavan e osservando maouna (il silenzio), ecc. Si tiene sotto controllo la mente investigando sulla Verità, vedendo tutti come lo stesso Ātman e con l’introspezione di sé stessi.
7. Bajan4: si dovrebbero cantare inni a Bhagavan ogni sera attraverso odi (stotra) e narrazioni di lode (kirtana).
8. Ātma nivedana, l’abbandono totale di sé: comprendere che si è solo un nimitta, uno strumento, mentre è Īśvara che ispira tutti gli atti, quindi occorre arrendersi completamente a Lui.
9. Satsaṅga, la compagnia delle persone sante: solo i Sat puruṣa possono insegnarci e guidarci nella pratica delle sādhana Adhyātmika. Ricercate quindi il Satsaṅga con sincera e ferma convinzione.
- Letteralmente significa tempo di Brahmā. Il muhūrta (sanscrito: मुहूर्त, romanizzato: muhūrtaṃ) è un’unità di misura induista per il tempo insieme a nimiṣa, kāṣṭhā e kalā; è composto da quarantotto minuti, quindi due equivalgono a un’ ora e trentasei minuti prima dell’alba.[↩]
- Ricordare e pensare il Signore.[↩]
- La ripetizione del mantra.[↩]
- Particolare tipo di canto devozionale caratterizzato da una notevole semplicità di esecuzione, ed eseguito abitualmente nei templi e nelle case dei fedeli.[↩]
2 commenti
Maurizio · 28 Novembre 2023 alle 19:42
Qualche perplessità derivata dal fatto che pensavo la dottrina advaita, almeno da quanto letto e studiato fino ad oggi, lontana da riti, pratiche devozionali e meditative. Dunque, pur avendo una profonda stima di Satchidanandendra per il valore delle sue opere divulgative, fatico ora a comprendere il senso della prescrizione della puja
Giuseppe · 29 Novembre 2023 alle 05:59
Seguo una via shivaita non-dualista, ma le prescrizioni sono le stesse. La lettura delle raccomandazioni di Svami Satchidanandendra suscita in me profonda gratitudine e gioia.