Shankara’s Letters, Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī
La necessità dell’Upāsana (mditazione)
(Novembre 1957)
Mi è giunta la vostra letterain in cui affermate con enfasi che “Nel Vedāntasi asserisce che la liberazione avviene solo attraverso la conoscenza”. Sebbene sia così, le Upaniṣadmenzionano anche molte pratiche di upāsana(meditazione); ciò perché i frutti della meditazione possono essere conseguiti solo attraverso la certezza interiore (śraddhā) e dispiegano il loro effetto dopo la morte; a questo punto quindi chiedete: “Quale può essere il beneficio della meditazione per le persone dalle spiccate attitudini intellettuali? Vi prego di illuminarmi”.
Prima di tutto occorre comprendere correttamente gli insegnamenti vedantici. La conoscenza lì menzionata, che determina la realizzazione del Sé (ātmajñāna), non si acquisisce attraverso l’osservazione, la sperimentazione o il ragionamento, come avviene per la conoscenza degli oggetti empirici percepiti dai sensi. Comprendere il Principio Assoluto che è impercettibile ai sensi e alla mente attraverso una mera speculazione intellettuale non è possibile. Nel Vedānta, la conoscenza si riferisce a una realizzazione che è oltre il dominio della mente, ottenuta mediante il ragionamento in accordo con le Scritture (śāstra) e gli insegnamenti del guru, e che conduce a un’esperienza intuitiva diretta (anubhava). Anche studiando le Scritture, riflettendo su di esse, interiorizzandole e volgendo la mente verso l’interno, il conseguimento di tale saggezza conseguente all’esperienza [personale del Sé] non è garantito a tutti, anzi è piuttosto raro. Pertanto le Scritture prescrivono la meditazione ai ricercatori (sādhaka) che non sono ancora qualificati per la [pura] conoscenza.
Nelle Upaniṣadè stabilito che molti benefici di tale meditazione vengono sperimentati in questa stessa vita. I devoti che praticano diligentemente l’upāsana, con fede e perseveranza, includendo pratiche come il controllo dei sensi (indriyanigraha), possono realizzare il valore di queste pratiche meditative anche mentre sono in vita. Inoltre, è ancor più vero che meditando sull’Essere Supremo si diventa infine il Brahman, ma è anche detto che tale processo può pure avvenire nelle vite successive. Sebbene i pieni risultati della meditazione si ottengano dopo la morte, i segni di tali risultati diventano evidenti durante la vita. I ricercatori che si impegnano nella meditazione comprendono così il valore di questi segni, che preannunciano i grandi risultati futuri. Proprio come crediamo che inviando i nostri figli a studiare in paesi stranieri essi beneficeranno di maggiori opportunità, allo stesso modo dovremmo avere fede nell’impegnarci nella meditazione, conoscendone i benefici. Si dovrebbe maturare la consapevolezza che la meditazione dia i suoi frutti in accordo con la propria fede, oltre a preparare la mente a un’attività interiore e renderla capace di ricevere la conoscenza.
Infine considero alcune delle vostre osservazioni sull’attuale tendenza intellettuale, non del tutto corrette. Invero, questa generazione, tende ad usare sempre più il ragionamento nelle discussioni, argomentando come veri e propri filosofi, e chiedendosi: “Perché è così? In che modo è così? Ciò è logicamente accettabile?”. Lo fanno con la stessa naturalezza con cui si beve un bicchiere di acqua. Tuttavia, nella vita pratica, [mancano di senso critico,] adottano il ragionamento altrui e imitano il comportamento degli altri come pecore. Raramente si impegnano in un’indagine introspettiva, chiedendosi: “Cosa porta la pace della mente nella vita? Nonostante l’aumento dell’intelligenza e dei comfort esterni, perché affrontiamo sempre più problemi? Qual è la ragione di ciò?”. Coloro che indagano col metodo della discriminazione [vivekavat kriyā] sono davvero pochi. Quando sentono parlare di qualche nuovo ritrovato o tecnologia, le persone subito si eccitano, ma poi nel giro di pochi giorni rimangono deluse. Anche se qualcuno dice loro, per esperienza personale, che possono ottenere pace e felicità nella vita attraverso le semplici pratiche di meditazione menzionate nelle Scritture [Śāstra] e tramandate dalla storia e dalla mitologia, continuano a chiedersi: “Come possiamo credere a tutto questo?”.
Se siete certi di volere il beneficio ultimo dal Vedānta, allora, per prima cosa, fate spazio nella vostra mente alla fede, alla devozione (bhakti) e alla saggezza. Per Grazia di Īśvara, i benefici di tutto ciò si manifesteranno in questa stessa vita.
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