Seconda obiezione: qual è l’errore del punto di vista della veglia? Siamo nati, cresciuti e conosciamo ogni cosa solo in veglia. Per noi sono valide solamente le nostre esperienze di felicità e sofferenza. Poiché l’esperienza della veglia è chiara e ottenuta con mezzi definiti, il desiderio di acquisirla di nuovo è naturale da parte nostra, ed è altrettanto giusto raggiungerla con quei mezzi. Con l’osservazione e la sperimentazione si possono identificare le cause del dolore e tentare di rimuoverle. È possibile identificare le cause di dolore e felicità nel sogno e fare qualcosa per ottenerle ed evitarle, quando il sogno cambia ogni giorno? Niente affatto: come per il sonno profondo, non c’è speranza di trarre dal sogno qualcosa che sia utile alla nostra vita quotidiana. Quindi, perché non è giusto indagare soltanto gli oggetti della veglia? Il mondo della veglia e i suoi oggetti sono comuni a tutti e soggiacciono a precise leggi di natura. Lo stesso mondo che vediamo oggi sarà quello di domani; così sarà per gli oggetti, per la natura e per le leggi che li regolano. Questa è la nostra ferma convinzione basata sull’esperienza. Quindi una persona o una cosa può favorire o danneggiare un’altra. Per questo i saggi capaci e benevoli cercano le qualità e le leggi delle cose e degli esseri di questo mondo e compongono i vari śāstra utili alla società. Quindi, solo nello stato di veglia è possibile per gli animi nobili trovare il modo di arrestare le tendenze dell’egoismo e fare qualcosa di positivo per il mondo.

C’è forse questa possibilità nel sogno? Il sogno è personale, diverso per ognuno e non si può sapere cosa accadrà nel sogno seguente. Quindi come si può aiutare o danneggiare un altro? Questa è la prima ragione per cui si dà maggior valore alla veglia. C’è ancora un altro punto: gli śāstra hanno insegnato i concetti del dharma dell’adharma, della rinascita, degli altri mondi ecc., e hanno spinto l’uomo a un’aspirazione per uno scopo più elevato (puruṣārtha). Per seguire questo insegnamento c’è forse un altro stato, oltre la veglia? Dove troviamo gli śāstra o il guru se non nella veglia? Dove le conseguenze delle colpe e dei meriti sono sperimentate se non nella veglia? Gli insegnamenti del guru e le discipline insegnate si possono praticare solo in veglia. Da questo punto di vista sia gli scopi del mondo sia i rituali vedici necessitano dello stato di veglia. Tenendo d’acconto ciò, come possono i sostenitori del punto di vista dei tre stati fare a meno della veglia? Anch’essi devono rifugiarsi nello stato di veglia sia quando vogliono insegnare la conoscenza del Sé agli altri sia mostrare il frutto di tale conoscenza in vita. Altrimenti, se lasciassero il punto di vista della veglia, come potremmo incontrarli e ascoltare i loro insegnamenti? Perciò il punto di vista della veglia deve essere accettato come utile e inevitabile. Definire la veglia imperfetta, come hanno fatto alcuni vedāntin influenzati dall’idealismo buddhista, sembra aver lanciato un sortilegio sulla gente, che è diventato un grande ostacolo per seguire sinceramente la scienza, l’etica, le preghiere e le meditazioni. Quindi, la richiesta di alcuni maestri di abbandonare il punto di vista della veglia in favore di quello dei tre stati è ingannevole. Ciò che essi mostrano è come l’albero evocato da un illusionista che non può produrre frutti. Quindi il metodo dei tre stati non è un metodo straordinario, perché nessun saggio può basare la sua dottrina se non sul punto di vista della veglia.

Risposta del Vedāntin: ripetiamo che la gente comune, gli specialisti, gli scienziati, i filosofi ecc. si sono occupati della veglia senza guardare il punto di vista dei tre stati. Questo è di ostacolo per la conoscenza della verità, poiché obbliga a esaminare in dettaglio i vasti o i minuscoli oggetti della veglia. Analizziamo una ad una le obiezioni.

Obiezione: poiché l’indagine deve essere fatta solo in veglia, anche i suoi risultati dovranno essere nello stesso stato.

Risposta: questo va bene, perché la conoscenza è richiesta ovunque ci sia ignoranza. Ma da che punto di vista? L’indagine dovrà procedere in quanto siamo legati solo alla veglia oppure standone fuori? Questo è il punto. È vero che abbiamo uno stato di veglia; ma è altrettanto vero che abbiamo anche uno stato di sogno e uno di sonno profondo. Per nostra esperienza dobbiamo dire che non siamo confinati alla veglia o al sogno o al sonno profondo; perché tutti e tre vanno e vengono. Stando così le cose, non si può sperare di capire la verità se si ha una precedente identificazione con uno stato qualsiasi prima di procedere con l’indagine.

Obiezione: soltanto la sofferenza e la felicità della veglia sono valide nella vita e non quelle dei sogni.

Risposta: è vero. Ma ciò come può intaccare la verità? Attaccarsi a certe esperienze non prova che siano vere. Se quello che ci piace o desideriamo fosse il criterio per determinare la verità, allora quanto è esaminato dalla veglia dovrebbe essere la verità. Invece essa non dipende da ciò che ci piace o ci dispiace. Qualunque cosa sia, quella è la verità. Per esempio, molti non amano la povertà e desiderano essere ricchi. Ma qual è la realtà? Pur non amando la povertà molti sono poveri e questo è un fatto incontestabile. Allo stesso modo possiamo dare valore alle esperienze di gioia e dolore della veglia, ma tutto ciò non prova che la veglia sia sufficiente per indagare la verità.

Obiezione: la veglia è continua e le cose in essa sono regolate da spazio e tempo, seguendo le precise leggi di natura. Quindi possiamo agire per acquisirle o evitarle, in modo da ottenere felicità ed evitare la sofferenza. Invece gli oggetti del sogno non sono così e quindi non possiamo fare nulla con essi.

Risposta: anche questa opinione è dovuta al pregiudizio della veglia. Perché, come il mondo e le esperienze della veglia ci sembrano utili quando siamo in veglia, così anche il mondo e le esperienze del sogno lo sono quando siamo in sogno. Quando siamo in stato di sogno non si dice ‘Dopotutto è solo un sogno’.

Obiezione: ma il sogno è transitorio e i suoi oggetti sono illusori.

Risposta: anche questa è una opinione solo della veglia, perché quando sogniamo non chiamiamo gli oggetti ed eventi del sogno transitori e illusori.

Obiezione: in veglia ci sono altri simili a noi che sperimentano e valutano il mondo della veglia, mentre il sogno e il sonno sono personali. Quindi gli ultimi due non hanno lo stesso valore della veglia.

Risposta: possiamo rispondere in due modi: ammettiamo pure che la veglia sia uno stato comune e che il sogno e il sonno siano personali. Anche se fosse così, perché la veglia dovrebbe essere più importante? Qualcosa è forse reale perché è accettato dalla maggioranza? Il sorgere, il viaggio e il tramonto del sole sono reali perché tutti lo sperimentano? Niente affatto. Quindi anche ammettendo che la veglia sia uno stato comune, non per questo ha un valore maggiore. L’altra risposta all’obiezione è che in realtà anche lo stato di veglia è una esperienza di ognuno di noi e non un’esperienza condivisa. Come da soli sogniamo, da soli dormiamo, così ci svegliamo da soli. Questo è nell’esperienza di tutti. Come non possiamo conoscere direttamente l’altrui esperienza di sogno o di sonno, così non possiamo mai conoscere direttamente l’esperienza altrui della veglia. Conosciamo l’esperienza di sogno altrui solo quando ce la raccontano durante la veglia e non per questo condividiamo il loro sogno. Similmente, che gli altri siano in veglia lo sappiamo solo per deduzione basata sulla loro affermazione, non perché condividiamo direttamente la loro esperienza di veglia. Come non possiamo sperimentare il dolore o piacere altrui, ma li deduciamo dal loro comportamento, così non possiamo sperimentare la loro veglia deducendola dal loro comportamento. Così, esaminare l’esperienza altrui di veglia, di sogno e di sonno profondo, immaginandola nella nostra veglia in base alle loro parole e comportamenti, non può mai condurre ad accertare la verità. Ciò non può mai diventare una visione comprensiva dei tre stati né può essere libera da difetti. È vero che i vedāntin come gli altri devono determinare la verità solo nella veglia; ma per le suddette ragioni i vedāntin si differenziano perché considerano tutti e tre gli stati, mentre quelli prendono la veglia come stato principale e gli altri due come secondari.


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