Fino ad ora, l’aspetto caratterizzante dell’Europa è stato la soggettività individuale, la possibilità di auto-determinazione nei rapporti con la natura e le altre persone, la felicità di una continua auto-espressione, l’espansione del singolo soggetto. Ma l’Europa, dietro tutto ciò, mostra anche il dramma dell’incompiutezza interiore e della perfezione irraggiungibile.
Il dramma dell’incompiutezza comporta, di conseguenza, l’impossibilità di comprendersi fino in fondo: modificando costantemente il mondo esterno, l’uomo europeo cambia anche la sua essenza interiore e quindi le dinamiche che permettono la conoscenza di sé. Questa rincorsa perpetua di se stessi, divenuto un obiettivo irraggiungibile, lontano, crea l’anelito pernicioso di voler risolvere il problema comunque, a tutti i costi, cercando spesso di realizzare la perfezione anche in una forma irreale, priva di alcun fondamento, fino all’autodistruzione. Diversamente da quanto accade in Asia, dove la felicità della conoscenza di sé e della propria compiutezza interiore è inversamente proporzionale all’inadeguatezza dell’individuo a realizzarsi socialmente.
Per sopperire al dramma dell’irraggiungibile perfezione, a differenza di quanto accade nelle civiltà asiatiche che non conoscono alcuna netta contrapposizione fra uomo e natura, fra soggetto e oggetto, collettivo e individuale perché generalmente perseguono la conciliazione degli opposti nell’unità, in Europa si accorda grande rilevanza alla competizione che è considerata «il padre di tutto». Inoltre le civiltà asiatiche avendo ancora oggi mantenuto una certa integrità non sperimentano divisioni interne come ad esempio quella causata dalla dicotomia «paganesimo/cristianesimo» che si è affermata metodicamente in Europa. In questo modo l’individuo europeo si frammenta attraverso altre innumerevoli dicotomie che rappresentano un ‘sistema’ di divisione interiorizzata, una vera opposizione binaria costituita da soggetto-oggetto, collettivo-individuo, cristiano-pagano, e altre di questo genere. E ciascuna di queste contrapposizioni assume una specifica forma soggettiva. Dunque la poli-soggettività non solo caratterizza la società europea, ma è anche una caratteristica interiore della personalità del ‘tipo’ europeo.
Una domanda che a questo punto potrebbe essere formulata è: l’uomo europeo che invece ricerca in profondità se stesso rimarrà europeo? Il grande mistero dell’Occidente e della civiltà europea non sta nel cristianesimo in quanto tale, nelle tre formazioni antagoniste, nelle tre rivoluzioni sociali e spirituali. Rivoluzioni sociali e spirituali che sono indissolubilmente legate fra loro sia per quanto concerne gli aspetti positivi che negativi: infatti la restrizione della libertà di azione sociale, come ha evidenziato Kant, significa automaticamente restrizione della libertà di pensiero, e viceversa; e ciò non può essere mitigato dall’«invenzione» istituzionalizzata nel XVIII° secolo di un «uomo privato» (M. Foucault), una sorta di «Robinson Crusoe sociale ». Tutto ciò non fa che perpetrare gli elementi del mistero, gli elementi dell’integrità.
Il mistero dell’Occidente, a detta di chi scrive, risiede infatti in una significativa discrepanza tra il soggetto storico e il sistema sociale in cui quel soggetto si realizza come essere universale/sociale, che rompe costantemente il frame del sistema e allo stesso tempo ne crea uno con uno spazio più ampio, con un più alto livello di organizzazione sociale, maggiore efficienza e potenziale di informazione rispetto alla precedente organizzazione. La neġentropìa nei sistemi dell’entità europea è aumentata, spingendo l’entropia nel mondo esterno a loro stessi.
Pertanto, la dinamica del soggetto storico europeo e la civiltà in cui si afferma sono in gran parte dovute al fatto che le loro contraddizioni intrinseche sono state risolte attraverso la creazione di un nuovo sistema che poi si è mostrato essere un’estensione del precedente, non solo sotto l’aspetto quantitativo, ma anche qualitativo. In questo caso il cambiamento qualitativo ha comportato un’espansione socio-spaziale che ha determinato un sistema più ampio, che ha stimolato la complicazione qualitativa dei fuochi di espansione e la fissazione dei cambiamenti che si sono verificati in un quadro istituzionale.
Non appena l’«America interna e l’Asia»1 si esaurirono, il soggetto europeo si riorganizzò e cominciò a volgersi all’esterno, creando nuovi sistemi di qualità; durante e sulla base di queste ricerche nei secoli XVI°-XVII°, si cominciò a gettare le fondamenta del capitalismo.
Il processo di espansione palpitante, che si sviluppa da 2500 anni è stato completato. L’entità europea ha abbracciato, almeno funzionalmente, l’intero globo. Pertanto il meccanismo connaturato per rimuovere le contraddizioni del sistema attraverso l’espansione delle pulsazioni socio-spaziali ha cessato di funzionare normalmente: la crisi del capitalismo è solo una manifestazione della crisi del soggetto storico europeo. La fine dell’espansione nello spazio sociale e, altrettanto importante, la considerazione di questo fatto come un suo limite, può essere, se non una catastrofe, un trauma colossale per il soggetto storico europeo e il suo sistema spirituale universale, il Cristianesimo, che perde, in questa situazione, la propria ràison d’être.
Il capitalismo è la pulsazione globale, il motore del soggetto storico europeo, che realizza la socialità universale come libertà praticamente illimitata nelle relazioni soggetto-natura, soggetto-soggetto, soggetto-spirito. L’attuazione concreta di questo processo fra il 1517-1815-2050, rappresenta essenzialmente un altro dramma per l’entità europea. Non voglio entrare troppo in tale questione che va oltre i limiti del tema di questo lavoro. Tuttavia noto che un unico soggetto mondiale è difficilmente realizzabile. Non c’è infatti un soggetto concreto che possa sostenere il peso del mondo da solo; il concetto stesso di ‘umanità’ è astratto perché considera la natura della cosa genericamente.
Da quanto sostenuto sino a qui si può dedurre che ci può essere solo un sistema mondiale di tipo formale nel flusso soggettivo dello sviluppo, il capitalismo, ovvero il sistema del Terzo stato.
Il capitalismo presenta il paradosso di aver incatenato il mondo all’entità storica europea che poi è entrata in relazioni sempre più conflittuali con il sistema capitalista mondiale che lei stessa ha creato. Sopravvivrà alla sfida di questa contraddizione nel XXI° secolo? In ogni caso, è chiaro che ora la logica dello sviluppo, sia del sistema capitalista che della civiltà europea, crea una situazione in cui il soggetto storico europeo dovrà tornare a riconsiderare il suo passato, proprio come la Russia che si è trovata oggi, seppure con modalità differenti, come se fosse nei secoli XIX°, XVII° e XV° della sua storia. Allo stesso modo, l’attuale Occidente, come già accennato, sembra essere alla fine del XVIII°, inizio XIX° secolo; ma anche nel XIV° secolo e nell’«Europa dei ducati».
Così, sia la Russia che l’Occidente, secondo la logica del destino storico, sono spiegabili attraverso il passato che è il vettore del loro sviluppo odierno. Sia nel caso europeo che in quello russo, il «vecchio stile», il modello originario, dovrà competere con altri modelli che riflettono le forme di altri ‘stili’ del passato. La valanga del Tempo è discesa e si sono mostrati, diventando contemporanei e moderni, vari altri stili.
Nella parte occidentale del mondo puntinistico è improbabile che si realizzi un unico modello; molto più probabile che i modelli saranno diversi, anche se sotto un unico «cappello». Potrebbe darsi che l’Europa implodendo, si catapulterà in diverse epoche storiche così come la Russia. Forse, in questa esplosione dei tempi e coesistenza di diversi modelli temporali di sviluppo, si potrà trovare la specificità storica della prossima epoca, l’era del «dislocato».
- I. Wallerstein, con l’espressione ‘sistema-mondo’ da lui coniata si intende che ogni sistema sociale è metaforicamente, un mondo a sé, indipendente dagli altri poiché autosufficiente nell’approvvigionamento dei beni essenziali grazie alla sua divisione sociale del lavoro. Partendo da questo assunto di base, l’intera opera di Wallerstein può essere considerata come una vera e propria storiografia mondiale alternativa: alla luce del concetto di ‘sistema-mondo’, il sociologo americano rilegge infatti l’intera storia dell’umanità, individuando nelle società arcaiche dei ‘mini-sistemi’ successivamente inglobati da diversi ‘imperi-mondo’ che, a partire dal XVI secolo, hanno lasciato spazio all’avvento dell’unica economia-mondo sinora sviluppatasi completamente, quella capitalista. Ne conseguono tutto un insieme di meccanismi che ridistribuiscono le risorse economiche del pianeta a partire da un ‘centro’ verso delle ‘periferie’, con tutto ciò che potrebbe implicare sotto l’aspetto dell’equilibrio fra libertà-diritti-doveri, (N.d.T.)[↩]
2 commenti
Faustino Ricchetti · 3 Febbraio 2023 alle 22:21
Fantastica analisi-Come faccio ad acquistarne una copia
Ekatos Edizioni · 4 Febbraio 2023 alle 09:40
Buon giorno e grazie per l’apprezzamento; al momento si tratta solo di un articolo. Chissà che in futuro si riesca a integrarlo in una raccolta di saggi.