Gli antichi saggi dell’India hanno detto che gli scopi della vita umana sono quattro, vale a dire Dharma(merito derivante dall’adempimento dei doveri religiosi), Artha (ricchezza), Kāma (godimento o piacere) e Mokṣa (Liberazione finale dalla schiavitù della vita mondana). I primi tre sono talvolta raggruppati sotto il nome di Trivarga (la triade) per la loro comune natura effimera e irreale in contrasto con l’ultimo che è considerato eterno e per questo è denominato paramapuruṣārtha (la meta suprema dell’uomo) .

Tutte le scuole concordano nel considerare la Liberazione come eterna, mentre differiscono ampiamente riguardo ai mezzi che aiutano il ricercatore a raggiungerla.

Karma (merito guadagnato attraverso l’adempimento del dovere religioso), Upāsanā (meditazione sulla Realtà), e talvolta una loro combinazione, sono stati proposti come strumenti idonei per il conseguimento di questo obiettivo supremo.

La discriminazione tra Puruṣa (il Sé indifferenziato) e Prakṛti (la materia primordiale) è stata raccomandata dal Sāṃkhya come unico mezzo idoneo al raggiungimento della Liberazione, poiché questo darśana ritiene che la mancanza di discriminazione sia l’unica schiavitù di cui soffre l’uomo. Secondo questa scuola però ci sono molteplici Puruṣa e ognuno di questi si deve liberare dalla schiavitù per mezzo di questa discriminazione.

Gli Yogi, o seguaci di Patañjali, che sono stati talvolta chiamati Seśvara Sāṃkhya (Sāṃkhya che credono nell’esistenza di Dio), insistono nella pratica costante dello Yoga (che così inteso si riduce a una mera pratica psicologica) per disincagliare il Puruṣa dalle varie forme di Prakṛti. La liberazione definitiva per costoro si compie solo quando il praticante raggiunge il samādhi (stato di veglia in cui la Coscienza momentaneamente trascende la mente).

I Vedāntin contemporanei e i pre-Sankariani, a cui Śaṃkarā fa riferimento nel suo Sūtra-Bhashya, ugualmente credono nella Liberazione, come libertà dalla dualistica [e illusoria] contrapposizione del sé individuale e del Sé Supremo chiamato Brahman, e raccomandano vari mezzi per il raggiungimento dell’unione del sé individuale con il Brahman.

L’unica caratteristica distintiva della tradizione interpretativa delle Upaniṣad operata Śaṃkarā risiede nel suo rispetto del principio assiomatico secondo cui nulla di eterno può essere realizzato con mezzi transitori (che sono evidentemente falsi). Le Upaniṣad lo proclamano con enfasi. “नास्त्यकृतः कृतेन” (niente di quello che è permanente può essere raggiunto con l’azione [che è soggetta al mutamento]). Pertanto, secondo la scuola di Śaṃkarā, l’unico mezzo -se così si può definire- per assumere piena coscienza dell’eterna libertà del proprio Sé, consiste nella rimozione dell’ignoranza che fa credere ‘affettuosamente’ di essere davvero vincolati. Śaṃkarā, pertanto, osserva:

Ma non è ragionevole ritenere che per ottenere la Liberazione occorra un’azione mentale, verbale o fisica che sono soggette al divenire. È invece certa l’impermanenza di tutte queste azioni [al fine del raggiungimento] della Liberazione.

SBh I.1-4.

Ovvero: per chi pensa che la Liberazione debba essere ottenuta, è normale ritenere che l’obiettivo dipenda dalla concentrazione, dalla ripetizione dei mantra e dal compimento dei riti. E lo stesso dicasi per chi pensa che la Liberazione sia il risultato della trasformazione [superamento] del presente stato. La Liberazione così concepita sarà sicuramente transitoria in tutti questi casi.

Ci sono altre due conseguenze che possono verificarsi quando ci si affida all’azione, ovvero ritenere che il risultato possa essere raggiunto o realizzato mediante pratiche di purificazione. Nessuna di queste alternative è possibile nel caso del Brahmabhava (diventare Brahman) poiché, come aggiunge Śaṃkarā, Brahman è onnipervadente e quindi non è un oggetto da raggiungere, e inoltre Brahman essendo assolutamente perfetto e puro non ammette neppure alcuna purificazione che presupporrebbe impurità e imperfezione.

Per queste ragioni, conclude Sankara, la nostra natura di Brahman non è qualcosa da realizzare ‘di nuovo’. Tutti, in quanto Brahman, sono eternamente liberi, e questo deve essere realizzato solo rimuovendo l’innata ignoranza che fa credere di essere limitati dal corpo e dai sensi. Ecco perché le śruti affermano che chi conosce il Brahman raggiunge il Supremo.


2 commenti

BHARAT PURUSHOTTAM SARASWATI · 2 Novembre 2023 alle 09:57

Very nice explanation by Svamiji.
By action (KARMA), BRAHMAN (Permanent) cannot be achieved…Means Brahman cannot be achieved by Karma_the action. So, is said by Adi Sankaracharya and Shruti

Alfredo · 4 Novembre 2023 alle 18:58

🙏 ” Tutti, in quanto Brahman, sono eternamente liberi, e questo deve essere realizzato solo rimuovendo l’innata ignoranza che fa credere di essere limitati dal corpo e dai sensi….” 🙏

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