Descrizione
Si tratta di un trattato di non facile approccio anche perché molto spesso è argomentato secondo le ferree regole della logica tradizionale Nyāya (tuttavia sempre a servizio della visione intuitiva) e per l’uso abbondante di termini tecnici, la cui traduzione è stata mantenuta il più possibile aderente all’originale sanscrito. Seppure quest’opera è tanto specifica da apparire un esercizio dialettico complesso, è invece intesa a raddrizzare diverse posizioni dottrinali devianti o cadute di livello che hanno inquinato certi ambienti di Advaita Vedānta . Con questo non intendiamo indicare solamente il Neo-Vedānta “olistico” o accademico , ma persino cerchie autenticamente collegate alla advitīya paramparā, che però si sono formate non direttamente sulle opere di Śaṃkara, ma attraverso i sub-commentari prodotti nel corso dei secoli da parte di ācārya e sādhaka che hanno ritenuto opportuno ampliare e correggere l’originale dottrina. Come si potrà trarre dalla lettura di questo testo, le conseguenze di tali innovazioni hanno provocato l’insorgere di teorie in parte o del tutto contrarie all’insegnamento śaṃkariano.
“È come il sole che appare sorgere e tramontare finché tu lo consideri dal punto di vista della terra. Come puoi correggere questo fraintendimento? Devi spostare la tua visione dalla terra al sole. Quindi, da quel punto d’osservazione, il sole non si muove né sorge né tramonta. Stai spostando la tua localizzazione dalla terra al sole. Così il fraintendimento viene corretto. Quindi non c’è una rimozione, ma un cambiamento di punto di vista, un cambio di prospettiva. Avidyā è un punto di vista sbagliato; spostati dall’angolatura sbagliata e va’ a quella giusta. Questo spostamento del punto di osservazione è jñāna“.
Tratto dalla Premessa di Śrī Śrī Prakāśānandendra Svāmījī


