Bhagavān Ramaṇa disse: “ La sorgente dell’io è il Cuore, la meta finale”. Domanda: “Che cos’è il Cuore?”; Ramaṇa rispose “È la sede, se così si può dire, del Sé”. “È il cuore fisico?”; “No è la sede da cui sorge l’Io dell’io”. Ramaṇa disse:

Il Cuore non è fisico, è spirituale. Hṛdayam è hṛ piùayam ossia questo è il centro. È quello da cui sorgono i pensieri, in cui stanno e dove si sciolgono. I pensieri sono il contenuto della mente, ed essi danno forma all’universo. Il Cuore è il centro di tutto. Yatovā imāni bhūtani jāyante (quello da cui questi esseri vengono in esistenza), ecc.; è detto essere il Brahman nell’Upaniṣad. Quello è il Cuore. Brahman è il Cuore.

 Il Sé è il Cuore, il Cuore è autoluminoso. La luce sorge dal Cuore e raggiunge il cervello, che è la sede della mente. Il mondo è visto con la mente, cioè dalla luce riflessa del Sé. È percepito con l’aiuto della mente. Quando la mente è illuminata è cosciente del mondo. Quando non è illuminata non è cosciente del mondo. Se la mente è rivolta verso la sorgente della luce, la conoscenza oggettiva cessa e solo il Sé brilla come Cuore.

Riflettiamo un momento: Ramaṇa era solo un giovane di sedici anni; un normale ragazzo di villaggio privo di un lessico religioso. Non aveva mai sentito le parole Ātman, Brahman, mokṣa, sādhanā. Incredibilmente, l’esperienza del risveglio di Ramaṇa fu inaspettata. Egli ricordava:

Non conoscevo nulla della vita e non avevo alcuna idea che fosse piena di sofferenza; non avevo alcun desiderio di evitare la rinascita o cercare la Liberazione, di ottenere il distacco o la Liberazione.

Questo risveglio era stato messo in moto da una ‘improvvisa paura della morte’, ma bisogna notare che quella paura era apparsa improvvisamente e spontaneamente. Il ragazzo non stava cercando coscientemente di evitare la morte o di cercare una soluzione ai problemi della vita. Da quel momento in poi, Ramaṇa rimase sempre e continuamente assorbito in quello stato. La vita e gli insegnamenti di Ramaṇa sono un’incredibile conferma sia della saggezza upaniṣadica sia degli insegnamenti dell’Advaita Vedānta. Tuttavia, in un interessante intreccio, in questo caso gli insegnamenti di Ramaṇa sono la rivelazione prima e le Upaniṣad e gli insegnamenti dell’Advaita sono una conferma del suo risveglio perché sono in accordo con il suo insegnamento! È un meraviglioso fenomeno che le parole di Ramaṇa, in molti casi, siano le esatte parole che si trovano nelle Upaniṣad e negli insegnamenti dei saggi. Bisogna notare che Ramaṇa non conosceva gli antichi insegnamenti prima della sua realizzazione e, solo dopo molti anni, ne prese visione. Senza un lessico per esprimere a parole quello che gli accadeva, ebbe bisogno di un certo tempo per elaborarne uno. Diceva che:

A quel tempo non avevo alcuna idea dell’identità di quella parte della mia personalità con un Dio personaleo Īśvara, come usavo definirlo. Non conoscevoneppure la Bhagavad Gītā o altri testi religiosi. Eccetto il Periya Purāṇa e i testi di scuola sulla Bibbia, i Vangeli e i Salmi, non avevo letto nessun altro libro religioso.

Dopo il risveglio, Ramaṇa si trasferì ad Aruṇācala. Dopo un paio d’anni, grazie a Palani Svāmī, prese familiarità con alcuni testi di base dell’Advaita Vedānta; e, attraverso questi testi, Ramaṇa scoprì la conferma della propria esperienza e cominciò a elaborare una terminologia. Così iniziò a usare tutti i termini sinonimi per indicare la Realtà: Ātman, Saccidānanda, jñāna, Turīyātīta, Svarūpa, Sahaja sthiti e Hṛdaya, il Cuore. La traduzione letterale di Hṛdaya è “questo è il centro”. È detto anche che il Sé (ayam) è nel Cuore hṛdi, e perciò è conosciuto come Cuore (Hṛdayam).

Un devoto pose una domanda sul Cuore: aveva Bhagavān sentito il Cuore come il punto di realizzazione nella sua prima esperienza? Ramaṇa rispose:

Cominciai a usare quella parola dopo aver letto sull’argomento, e la collegai alla mia esperienza.

Un altro devoto gli chiese: “Perché dici che il Cuore sta a destra, mentre gli scienziati lo collocano a sinistra?” Ramaṇa rispose:

Proprio così. L’organo fisico è a sinistra, questo non si può negare. Ma il Cuore di cui io parlo non è fisico ed è solo nel lato destro. È la mia esperienza e non mi rifaccio a nessun’altra autorità. Si può anche trovare conferma in un testo ayurvedico malayalam e nella Sītā Upaniṣad […] Da sempre ho detto che il centro del Cuore era sulla destra, nonostante il rifiuto di alcuni eruditi che dicevano che la fisiologia insegnava diversamente. Io parlo per esperienza. L’ho sperimentato anche a casa durante le mie trance.

Questo fu ulteriormente confermato da Bhagavān dopo un’esperienza di morte sulla collina. Egli raccontò:

Ebbi una visione, un’esperienza molto chiara. D’improvviso una luce venne da un lato, cancellando la visione del mondo nel suo corso, finché si diffuse tutto intorno quando la visione del mondo fu completamente rimossa. Sentii che l’organo muscolare sulla sinistra si era fermato, e capii che il corpo era come un cadavere e che il circolo del sangue si era fermato e il corpo divenne blu e immoto. Vāsudeva Śāstrīabbracciò il corpo, pianse la mia morte, ma io non potevo parlare. Durante tutto quel tempo sentivo che il centro del Cuore sulla destra stava funzionando come sempre. Questo stato continuò per quindici-venti minuti. Poi, improvvisamente, qualcosa scoccò da destra a sinistra come quando un razzo scoppia in aria. La circolazione sanguigna riprese e ritornò la condizionenormale.

Ramaṇa usò il termine hṛdaya non per sostenere che ci fosse una particolare localizzazione o centro per il Sé, ma semplicemente per indicare che il Sé è la fonte da cui tutte le apparenze si manifestano. È misterioso che egli sperimentasse il Cuore spirituale sul lato destro del corpo pur sostenendo che in realtà esso è ‘localizzato’ dappertutto e da nessuna parte. Secondo Śaṃkara, il proprio Cuore è la dimora o tempio (adhiṣṭhāna o ālaya) di Brahman, o il Sé, ed è lì che il Brahman è sperimentato; è la sede del Brahmānubhava. Brahman è entrato come Sé nei cuori di tutti gli esseri viventi, dopo averli creati. Il Cuore è conosciuto come la città di Brahman perché in esso Brahman si rivela nella sua natura essenziale di Pura Coscienza. Ramaṇa ha detto:

Quindi si stabilisce che quello che è chiamato Cuore non è altro che il Brahman. Inoltre, per la ragione che Brahman brilla nei cuori di tutte le anime come Sé, si dà a Brahman il nome di ‘Cuore’ […] Nei recessi del Cuore a forma di loto di tutti, da Viṣṇu in giù, lì brilla, come assoluta Coscienza, Paramātman, che è lo stesso sia come Aruṇācala sia come Ramaṇa. Quando la mente si scioglie con l’amore per Lui e raggiunge il più intimo recesso del Cuore, in cui egli risiede come l’Amato, l’occhio sottile della assoluta Coscienza si apre ed egli rivela Se stesso come pura conoscenza.

Ramaṇa disse riguardo alla localizzazione del Cuore:

Il Cuore è usato nei Veda e nelle scritture per denotare il luogo da dove sorge la nozione di ‘Io’. Scaturisce solo dal muscolo di carne? Scaturisce in noi da qualche parte proprio al centro del nostro essere. L’‘Io’ non ha collocazione. Ogni cosa è il Sé. Non c’è null’altro se non quello. Così il Cuore deve essere considerato l’intero corpo di ognuno e dell’intero universo, concepito come ‘Io’. Ma, per aiutare il cercatore, si deve indicare una parte precisa dell’universo e del corpo fisico. Così il Cuore è indicato come la sede del Sé. Ma, in verità,noi siamo ovunque, siamo tutto ciò che è, e non c’è null’altro. Il Cuore non è fisico. Non si dovrebbe meditare sulla destra o sulla sinistra. Si dovrebbe meditate sul Sé. Tutti sanno che “Io sono”. Chi è l’“Io”? Non è né interno né esterno, né a destra né sinistra: “Io sono”, questo è tutto. Il Cuore è il centro da cui ogni cosa sorge. Poichési vede il mondo, il corpo e così via, si dice che c’è un centro per questi e lo si chiama Cuore. Quando si è nel Cuore non lo si conosce né come centro né come circonferenza. Non c’è null’altro. Di cosa dovrebbe essere centro?


1 commento

Mario Morandini · 3 Gennaio 2025 alle 11:38

Ramana Maharshi non era un discepolo di qualche maestro (Guru). La sua realissazione, quindi, fu “spontanea”. Un caso eccezzionale simile a quello dei nostri progenitori. Un caso pero che non poteva da parte sua trasmettere ad altri esseri…

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